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Dicono di noi « Immagina

Dicono di noi

Massimo Stella – Personalmente ritengo che il MonFilmFest sia stata un’esperienza straordinaria sia dal punto di vista dello stimolo alla creazione artistica sia da quello dell’interpretazione del momento culturale che stiamo vivendo. Dal punto di vista creativo è inutile dire che una situazione ludica ma di competizione contro limiti di mezzi e tempo sia in grado di favorire sia genio che ingegno.
Dal punto di vista dell’interpretazione del momento culturale è necessario segnalare che se il cinema è una fenomeno che si basa sulla tecnologia la mutazione di queste crea nuovi ambiti possibili che devono essere sperimentati e percorsi.
La possibilità oggi offerta dalle tecnologie digitali e quella di un cinema che può giungere ad un livello d’improvvisazione pari solo a quella del teatro e delle jam session jazzisitche.
L’introduzione del gioco di carte che elimana qualsiasi riferimanto utile ad una preparazione e che mette gli autori davanti ad un ignoto da colmare in pochissime ore ritengo sia l’idea migliore avuta da Beppe Selva e dal suo gruppo siglando l’unicità e la straoridinarietà, citata all’inizio, di questo evento dall’eccezionale valore.

Michele Citoni – Partecipai al Mff nella “mitica” prima edizione del 2003. Anche se appena esordiente avevo già frequentato numerosi festival, ma il Mff mi attirò perché aveva poco a che fare con tutti gli altri. Ci sono moltissimi festival: un buon numero di questi sono semplicemente inutili; diversi sono meritori, perché promuovono il cinema e in particolare fanno circolare alcuni generi – come il documentario – che hanno poco spazio; ma solo nel MonFilmFest ho avuto l’esperienza di una fucina creativa. L’organizzazione non offriva passerelle né formalismi. Mentre presentava al pubblico le opere degli autori, contemporaneamente era impegnata con generosità a creare le condizioni in cui questi autori, nella settimana del festival, potessero creare nuove opere in piena libertà. Una formula felice, innovativa, un’azione intelligente con la quale un territorio investiva sulla cultura traendo da poche risorse nuove e diverse ricchezze. Negli anni successivi, affrontando molte difficoltà, gli organizzatori hanno continuato a portare avanti quell’idea. Spero che non si fermino e che ci incontreremo di nuovo.

Dominique Talmon – Monfilmfest 2009
Quand j’ai rencontré Adriano Valerio, un jeune réalisateur qui est depuis resté mon ami, au festival d’Aix en Provence en 2007 où nous présentions chacun notre film du moment en compétition, je ne me doutais pas que cela allait m’amener quelques années plus tard à rencontrer Giuseppe Selva et “L’Associazione Immagina”.
Au printemps 2009, Adriano, qui y avait déjà participé, m’a demandé si j’étais partant pour participer au “Monfilm Fest, Giochi di Cinema”, à Casalborgone TO.
Je ne savais pas la chance qui m’allait être donnée de vivre une expérience de cinéma exceptionnelle et qui allait me marquer pour longtemps.
Le principe de “Monfilm Fest” est simple: une semaine, un scénario, un film.
Dans le parcours d’un jeune réalisateur il y a beaucoup d’inconnues, de doutes, de personnes à convaincre, d’argent à trouver pour arriver enfin à faire SON film.
Dans ce parcours qui dure souvent plusieurs mois voir plusieurs années, on perd souvent des plumes, on fait des compromis, on hésite, on abandonne parfois. Et quand on a la chance d’arriver au bout, on se rend parfois compte qu’on a oublié en route une part de sa sincérité, de son enthousiasme.
Dans le pari de Giuseppe Selva, en mettant à leur disposition avec “Immagina”, du matériel de montage, l’hébergement, et son savoir faire pour suivre les sept équipes en compétition, il y a la volonté de libérer toute cette énergie, cet enthousiasme, pour amener les réalisateurs à faire un film, LEUR film.
Quand je suis arrivé à Casalborgone, ne parlant pas italien, avec un acteur Francais, un scénario dont j’avais eu l’entière liberté d’écriture, une caméra empruntée à des amis fournisseurs à Paris, une équipe et des comédiennes recrutés sur place, je n’y croyais pas vraiment !!
Puis le samedi à 11h précise, Giuseppe nous a dit : “allez y, tournez, tournez votre film, vous avez carte blanche mais n’oubliez pas la règle, rendez vous dans une semaine pour la projection!!
Ca peut paraitre bizarre, mais alors que la plupart d’entre nous se serait dit dans un contexte de production normale “on n’y arrivera jamais”, l’enthousiasme et l’amour du cinéma de Giuseppe et de son équipe fait que l’on trouve ca tout à fait possible!!
Et voilà comment pendant une semaine j’ai expérimenté ce qui reste à ce jour ma plus belle expérience : braver toutes les difficultés, la fatigue, la réécriture pour adapter au jour le jour un scénario à la réalité des décors sur place, les problèmes techniques dû au matériel restreint, les barrières de la langue,… Mais aussi ressentir ce que cela veut dire de faire un film : raconter une histoire!
Et le faire coûte que coûte parce que c’est là que l’on veut arriver : transmettre son histoire aux autres, quoi qu’il arrive et avoir fini….. pour le SAMEDI 11H et la projection finale!!
Et on n’y arrive !! enfin je crois.
J’ai réalisé au court du Monfilm Fest 2009 le film “Non Ci Dimentico” auquel le jury du festival a décerné le prix du scénario et je peux dire que j’étais fier avec mon équipe et les comédiens d’avoir réussi ce chalenge.
J’ai depuis commencer à apprendre l’italien de façon intensive, bien décider à revenir tourner du coté de l’Italie!

Francesca Tosca Donato – La mia esperienza con il MonfilmFestival ha segnato poco meno di 5 anni della mia vita. Vi ho partecipato in piu’ occasioni e con molteplici funzioni: come filmmaker, come collettivo, nelle competizioni ufficiali e nelle sezioni speciali. L’esperienza umana e’ stata unica: questo festival rappresenta un’autentica novita’ nell’ambito dei festival piu’ tradizionali, e mette in gioco il talento dei singoli partecipanti regalando un occasione di scambio professionale e umano davvero eccezionale. I team si confrontano in un tempo che normalmente nemmeno si dedica a una mini-produzione, creando, girando e ultimando un progetto che si avvale di location memorabili.
Il contatto con la gente del posto riserva le migliori sorprese, e la disponibilita’ di tutti quanti ha dell’incredible. Negli anni ho avuto modo di rivedere colleghi e amici che confermano che il mondo dei filmmaker e’ davvero piccolo, e solitamente le nuove conoscenze si sono poi trasformate in amicizie e, in alcuni casi, in solide collaborazioni.
L’universo festivaliero delle proiezioni e degli incontri si arricchisce nel MFF di una rara qualita’: la pratica e lo scambio professionale in loco, cose che normalmente non si verificano in un festival tradizionale.
Il che ovviamente regala molto, ma davvero molto di piu’, oltre al fatto che in una settimana un artista viene lasciato con la possibilita’ di creare un prodotto vendibile. Accade quindi la formula magica del ‘mecenate’, il sogno di ogni artista: libero dai doveri del quotidiano, un filmmaker trova nel MFF, per un’intera settimana, una madre, una nutrice, un guardiano che occupandosi di lui lo lascia libero di inventare, creare, produrre.
Se ancora non avessi manifestato sufficiente entusiasmo, posso aggiungere che nel corso della mia carriera, che mi ha portato fino a Los Angeles, la mia esperienza con il MFF resta uno dei pochi ricordi di puro genio italiano, e il signor Beppe Selva, in qualita’ di creatore e sviluppatore di un progetto cosi’ innovativo e funzionale, merita molto piu’ della mia riconoscenza, in particolar modo per essere in grado di portare avanti una visione e un’idea che sono il nutrimento fondamentale per coloro che ancora credono nella forza delle immagini.
Da emigrante forzata, posso infine dire che se nel mondo ci fossero piu’ Beppe Selva, lo scenario cinematografico italiano godrebbe forse di un respiro differente, in grado di competere con la scena internazionale.

Susanna Martini – Ho partecipato anche io al monfilmfest, ben due volte. La prima in quanto attrice e la seconda in quanto regista. Sono due modi di viverlo per molti aspetti diverso, ma uguale, dal punto di vista dello spirito collettivo.
Il progetto, che sia il tuo, o quello di un altro, é, prima di tutto, una unione di esseri e di storie.
La collaborazione, lo scambio, la solidarietà, l’amore per la poesia, l’amicizia, sono ciò di cui il monfilmfest é fatto.
E’ un grido immenso e appassionato, dell’essere umano, delle sue avventure comiche o tragiche, raccontate in una piccola manciata di giorni e di notti, spesso insonni. E’ un gruppo di belle, meravigliose persone, piene di attente maniere, che si preoccupano di far funzionare i gruppi invitati all’evento, con un susseguirsi di succulenti pasti preparati con amore e poesia e, serviti con sorrisi infiniti e occhi luccicanti di gentile intelligenza.
Tutto é predisposto alla creatività spontanea, alla ricerca di un linguaggio proprio e “scomplessato”. Sono fortunata di avere potuto partecipare e di avere incontrato il Monfilmfest, un gruppo di resistenza poetica prezioso come l’aria!

Federica Sabatino – Quella del 2010 è stata la mia seconda esperienza al Monfilmfest, la prima da regista. I giorni che si vivono a Casalborgone sono intensi ed indimenticabili: si fa cinema, ci si diverte, si viene a contatto con persone incredibili. Chi non vive questa esperienza non può capire quanto sia stimolante e unica. Nonostante sia una settimana decisamente intensa dal punto di vista lavorativo, la fatica si supera senza problemi, grazie al clima quasi familiare che si viene a creare tra le troupe e con i ragazzi di immagina, ospitali e disponibili. Come dimenticare le giornate frenetiche di riprese e le nottate passate in sala montaggio, la ricerca all’ultimo minuto di attori tra la gente del paese, che si incuriosisce e partecipa volentieri a questi “giochi di cinema” e si sente orgogliosa quando si rivede sul grande schermo il giorno delle proiezioni. Questo non è il classico festival per addetti ai lavori, ma un vero e proprio momento di scambio e di incontro, che riesce ad avvicinare al cinema anche chi non è interessato e ad unire i partecipanti in una sorta di grande troupe collettiva.

Marta Zen – Caro Beppe,
mi sono appena ripresa dai fasti festivalieri, volevo ringraziarti del clima che si respirava quest’anno e che sicuramente ha aiutato la nostra troupe a lavorare bene e in accordo. Elena è stata ospite generosissima e cara, Franco disponibilissimo, il cibo vegetariano ottimo!
Insomma noi ci siamo molto divertiti e concentrati allo stesso tempo. La formula ribadisco è più che ottima, il livello alto.
Credo solo che restringerei il campo di ripresa a Casalborgone e limitrofi senza includere Torino, la popolazione è ancora in parte molto lontana dallo spirito del festival e molto sospettosa e vedessero più gente girare sul posto forse si aprirebbero un po’ anche alla comprensione. Però capisco eventuali difficoltà dei registi. Ci sentiamo presto, grazie di questa occasione.

Claudio Hughes – J’avais à peine entendu parler du Monfilmfest avant d’y participer en 2010. En arrivant à Casalborgone, je ne savais donc pas vraiment à quoi m’attendre et ma surprise a été d’autant plus grande. Dès le début je fus accueuilli chaleureusement et j’ai trouvé un Festival geré avec une grande fraternité. Ayant participé à “7 jours pour un film”, je n’ai malheureusement pas eu le temps d’aller voir les films projetés en parallèle mais je dois dire que jamais je n’avais pu tirer autant profit de mon temps que durant cette semaine. J’ai tourné et monté mon film, mais surtout vécu l’expérience formidable de partager une semaine unique avec mon équipe, les autres équipes qui tournaient en même temps que moi et l’équipe du Festival, toujours présente et rassurante, avec comme objectif de créer une ambiance créative, de tranquilité et d’échange. Chaque soir les dîners communs étaient une occasion rare de déstresser autour d’une cuisine savoureuse et d’un bon verre de vin et d’échanger avec des gens venus d’endroits et d’univers variés. Un vrai plaisir.
Après une semaine de nuits sans sommeil ou presque, j’ai pu finir mon film et j’étais fier d’y avoir réussi, mais je sais que cela n’aurait pas été possible sans le dévouement de mon équipe et l’aide généreuse des membres du staff, toujours présents pour nous soutenir.
Je ne sais pas si ailleurs dans le monde un autre Festival propose quelque chose de similaire mais ça m’étonnerait beaucoup. L’ambiance du Monfilmfest est tellement unique qu’elle se traduit par une créativité débordante dans toutes les équipes et ceci est précieux. J’espère, caro Giuseppe, que ton Festival aura une longue vie. Pour le bien du cinéma et des hommes.
Encore merci.

Francesco Uboldi – Il MonFilmFest è più necessario del Torino Film Festival. Almeno per noi autori. E forse pure – non è una provocazione – per l’immagine di quel territorio. A Torino, anacronisticamente, ci chiedono l’inedito. A Vignale prima e Casalborgone poi, più ambiziosamente, ci chiedono il cuore. La differenza è che mentre molti di noi rinunciano al Torino Film Festival, tutti coloro che ho conosciuto al MonFilmFest hanno accettato la sfida con entusiasmo e, a distanza di anni, la ricordano ancora con enorme piacere. Il MonFilmFest è un’opportunità più unica che rara nel circuito dei festival italiani, un’occasione reale di incontro e di crescita, una palestra straordinaria. Va conservata con cura, perché fa crescere talenti, fa cultura nel vero senso dell’espressione e, non ultimo, fa innamorare di quelle terre.

Adriano Valerio – Vivo in Francia, e da anni mi perdo in battaglie dialettiche con i francesi. Vino, formaggio, calcio. E soprattutto cinema. Fellini contro Godard e Truffaut contro Antonioni eccetera eccetera. Quando pero’ si parla di supporto “politico” al cinema taccio e ascolto. Il loro Centro Nazionale della Cinematografia vale dieci volte il nostro Ministero della Cultura. Noi abbiamo le Film Commission (almeno quelle) e loro un sistema di finanziamento capillare per città, dipartimenti, regioni. I produttori investono sui giovani, sui cortometraggi. Insomma, un altro pianeta. Ma c’è una cosa che manca da queste parti, e quando ne parlo sono gli amici registi francesi che mi ascoltano invidiosi. L’idea di un festival che ti permette di fare un film in una settimana. Di essere ospiti insieme ad altri registi a lavorare sodo per vedere i propri sforzi e le proprie visioni proiettate su uno schermo pochi giorni dopo l’inizio delle riprese. Due o tre amici mi hanno già chiesto se era aperto agli stranieri e mi hanno chiesto il contatto. E ben venga se il monfilmfest potrà diventare ancora più internazionale. Personalmente ho partecipato ben due volte, ed è sempre stato una riscoperta del piacere di essere regista. Normalmente si passano mesi a compilare moduli, cercare location, incontrare attori, scrivere a produttori, per poi avere una settimana di riprese che vola via ed in cui spesso la paura che un problema possa vanificare gli sforzi di mesi riduce a zero il piacere della creazione. Al Monfilmfest accade il contrario. È necessario affidarsi agli istinti, decidere in fretta, improvvisare, mettersi in discussione e trovare delle soluzioni. Essere costantemente creativi. Proprio i francesi negli anni sessanta parlavano dell’utopia di fare del cinema “come si scrive una poesia”. Ecco, per una volta credo che la lezione l’abbiamo imparata meglio noi.

Andrea Jublin – Se non era per il MonFilmFest non facevo “Grazie al cielo” col quale non avrei potuto vincere il premio Skylab indetto da Sky il cui premio era la produzione della sceneggiatura presentata. Perché per partecipare bisognava presentare oltre alla sceneggiatura di un corto nuovo, e io ho presentato il Supplente, un corto vecchio, e io ho presentato, appunto, “Grazie al cielo”. Quindi si può sicuramente dire che se non avessi fatto “Grazie al cielo” non sarei mai stato nominato agli Oscar. Per me il vostro (nostro) festival rappresenta un’idea meravigliosa di cinema libero, vivo e romantico in questa Italia che mi sembra sempre più volgare e stanca.

Elisabetta Bernardini – «Alla base del MonFilmFest c’è un’idea geniale e coraggiosa: dimostrare con i fatti che si puo’ creare e realizzare del cinema bello o dignitoso anche senza l’utilizzo di tutti i mezzi necessari (sia econimici che tecnici). Ho partecipato al festival 2 volte realizzando a Vignale due corti che hanno avuto piu’ successo e fortuna degli altri. L’esperienza è irripetibile, si vive e si lavora insieme per 7 giorni con la propria troupe e con le altre in gara, in un clima di totale armonia e frenesia artistica, il tutto vissuto nelle bellezze del monferrato. In Italia esiste solo il MonFilmFest con questo tipo di progetto e trovo che sia utilissimo per chi comincia questa carriera».

Luca Bottello – Nel panorama dei festival il MonFilmFest si pone su un piano unico, in questo senso non soffre di concorrenza, con ritmi e tempi produttivi molto serrati crea un “ombrellone” protettivo che permette agli autori di confrontarsi con le proprie potenzialità di regista a tutto campo e con i propri ed inevitabili “limiti”. Confrontarsi con i propri limiti è importante e costruttivo allo stesso tempo soprattutto quando tutto questo viene realizzato in un ambiente che sostiene e unisce. La prima volta che ho partecipato al MonFilmFest, una volta terminato mi sono detto “Mai più una maratona del genere”, la seconda volta “Farei solo questo e non smetterei mai”. Questo fa capire l’ambivalenza della passione di questo festival, passione indispensabile per chi desidera fere questo difficile mestiere, che non tutti hanno e che questo festival esaspera diventando un punto di riferimento unico nel panorama fin troppo esteso di festival fatti di produzioni enormi e casting hollywoodiani. Provate a produrre un lungometraggio di un autore del MonFilmFest, il risultato ci sarà. La sua selezione? Una garanzia!.

Federico Mazzi – Mi viene in mente la parafrasi di un famoso jingle: “Il posto più morbido dove mettere l’occhio”. Per trovare una definizione più seria penso sia un’occasione imperdibile per dimostrare l’esistenza di un cinema indipendente, quando agli autori vengano forniti gli strumenti minimi per poterlo realizzare. Ma è anche il trionfo del Giocare Al Cinema in una stupenda cornice di accoglienza “familiare”, fatta di cibi gustosi, panorami mozzafiato, dove la competizione fa da stimolo nella conoscenza con altri colleghi e compagni di avventura. Insomma, si tratta di un’esperienza unica per ricordare a tutti noi, sul finire delle vacanze, prima di riprendere lo stress lavorativo, quanto sia bello raccontare le nostre storie, coccolati dalle sapienti mani di un novello Willy Wonka capace di accogliere nuovi autori nella sua fabbrica dei sogni, che per una settimana intera saranno al riparo dalle insidie del mondo esterno.

Matteo Maso – Il MonFilmFest è un festival atipico nel panorama nazionale. Non è un semplice festival basato sulla proiezione di cortometraggi selezionati ma offre la possibilità reale e concreta di realizzare dei corti, offrendo supporto logistico ed organizzativo a piccole troupe indipendenti. Questo è il grande punto di forza del Monfilmfest: essere produttore di cortometraggi, quasi sempre di buon livello, alcuni ottimi. Il tutto in un clima gioioso, dove la passione traspare nei volontari impegnati a ricoprire i vari ruoli di supporto alle troupe. Il MonFilmFest è la sezione “sette giorni per un film” senza la quale sarebbe un festival comune, con un battage pubblicitario troppo risicato per avere un’affluenza alle proiezioni degna di un festival nazionale (o forse no, visto che anche al Torino Film Festival mi è capitato di assistere a proiezioni dove ci contavamo sulle dita!), mentre la sezione principe lo caratterizza e offre sul territorio un’interessante proposta cinematografica, con il risultato di avere dei prodotti (alcuni dei quali hanno riscosso successo nazionale non indifferente) dove il territorio-location viene valorizzato. Il MonFilmFest è a tutti gli effetti una piccola film commission indipendente che con enormi sforzi e sacrifici, del patron Beppe Selva e i suoi amici, è riuscita a creare una nicchia interessante in un campo dove emergere è sempre più difficile. Sarebbe bello vederlo crescere, mantenendo però sempre quel tono di festival indipendente dove la passione ha il sopravvento sulle disponibilità finanziarie.

Giovanni Rubino – Sono anni che partecipo al MonFilmFest, così come partecipo ai festival di Fano o di Bellaria perchè hanno indovinate formule di partecipazione per i videomakers selezionati in concorso. Il MonFilmFest è interessante sia per la tematica del territorio, sia per i laboratori messi a disposizione in loco, sia come punto di incontro e scambio tra i partecipanti. Il MonFilmFest è attualmente fra le più stimolanti rassegne in Italia e in Europa e lo posso confermare avendo partecipato a concorsi a Berlino e a Lisbona. Spero di avere ancora qualche buona idea per potermi meritare il vostro invito a una prossima edizione.

Sandro Carnino – Ho incrociato la mia strada con quella del MonFilmFest nel 2004, ed è stato un momento determinante per la svolta che ha impresso alla mia formazione. All’epoca avevo realizzato il mio secondo video (“Fiumana”) che amatorialmente e allegramente veniva proiettato e premiato in vari festival italiani. Le ristrettezze economiche mi avevano sempre però costretto a lavorare senza una produzione ed un piano di lavorazione, dovendo sottostare alle necessità degli attori e dei vari collaboratori al film. Per la prima volta il MonFilmFest mi dava la possibilità di confrontarmi con una produzione in embrione, potevo disporre di una troupe alloggiata e sfamata, servizi logistici, consulenze e anche delle attrezzature per il montaggio, e, forse cosa altrettanto importante, avevo dei limiti per la produzione. Il passaggio al professionismo forse è proprio questo; essere coscienti che il lavoro che stai facendo (che sia tu a pagarlo o qualcun’altro) deve portarti ad una fine e ad un prodotto. In quel settembre mi scontrai con numerosi problemi che avevo sottovalutato e che senza quell’esperienza avrei continuato a sottovalutare. Ma soprattutto mi diede la voglia e l’energia di riprovarci, con una conoscenza ed esperienza maturata sul campo che mi sarebbe tornata numerose volte in mente. Oltre al piacere della convivenza con altre troupe e con lo staff e la condivisione di un’esperienza che (nonostante sia un concorso a premi) non è mai sfociata in antagonismo, ma al contrario è diventata una gara in cui non era importante vincere, ma arrivare alla fine, con l’aiuto di tutti.

Federico Micali – Per poter rispondere alla domanda su che cosa sia il MonFilmFest per un autore, bisognerebbe far immergere l’interlocutore nella realtà dei giorni delle riprese: un ambiente estremamente creativo e vivace dove l’interscambio di idee tra professionisti dei vari settori delle arti visive nasce sui set nel corso della giornata e prosegue la sera a cena o la notte in sala montaggio. Un autore normalmente cerca da un festival la possibilità di confronto, sia con il pubblico sia con altri autori. In molti festival questa alchimia manca: troppo fugaci i momenti di incontro per poter avere dei riscontri reali. L’atmosfera di una grande troupe collettiva che lavora fianco a fianco fa rendere invece reali e preziose le dinamiche che si creano durante i giorni di ripresa e proiezione del MonFilmFest. Che poi i film prodotti durante la lavorazione non rimangano fini a sè stessi ma inizino a circolare con successo nel circuito di corti e docs è un valore aggiunto che testimonia la qualità complessiva di tutta l’operazione anche nei confronti di pubblico e addetti ai lavori.

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